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An interview with Daniel Stauffacher by www.unimondo.org (OneWorld Italy)

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Mappe interattive che segnalano focolai di violenza elaborate a partire da segnalazioni via sms e internet. Video educativi per prevenire l’insorgere di epidemie in territori dilaniati dalla guerra. Database aggiornati dagli utenti e combinati con sistemi informativi geografici (GIS) che consentono di identificare le mine da rimuovere. Monitoraggi di elezioni attraverso la condivisione di informazioni su piattaforme digitali. Sistemi di allerta (early-warning) che permettono di prevedere l’insorgere di conflitti. Sono solo alcuni esempi dei tanti possibili modi per utilizzare le Tecnologie per l’Informazione e la Comunicazione (TIC) nella promozione della pace e della ricostruzione post-bellica. A questo tema, il World Summit on the Information Society (WSIS), che proprio in questi giorni si sta tenendo a Ginevra, dedicherà una discussione di alto livello presieduta da Daniel Stauffacher, Presidente della ICT for Peace Foundation ed ex Ambasciatore della Svizzera presso le Nazioni Unite.

Il nome della fondazione di cui è presidente unisce due termini, TIC e pace, che, a prima vista, possono apparire estranei. Potrebbe spiegare il loro legame con tre esempi pratici?

Bisogna innanzitutto sottolineare che le TIC sono strumenti che permettono a tutti noi, cittadini della società dell’informazione, di lavorare meglio, qualsiasi sia la nostra occupazione: questo principio vale per un contadino, un banchiere, un funzionario pubblico, un cooperante o, appunto, un operatore di pace che si occupa della prevenzione e allerta dei conflitti, mediazione, peacekeeping, ricostruzione, protezione dei civili o gestione delle informazioni in situazioni di crisi. Tre situazioni concrete mi vengono in mente : un progetto di sminamento umanitario supportato da piattaforme informatiche, i tentativi di riconciliazione tra le fazioni belligeranti in Congo e la piattaforma di allerta dell’UNDP che, aggiornata costantemente attraverso l’incrocio di indicatori e rapporti, permette di prevedere l’insorgere di una crisi.

Il Vertice di Tunisi sulla Società dell’Informazione (WSIS) nel 2005 ha riconosciuto il potenziale delle TIC nella promozione della pace, nella prevenzione dei conflitti e nella ricostruzione post-conflitto. Quali innovazioni si sono affacciate in questo campo dal 2005 a oggi?

Sicuramente oggi disponiamo di strumenti di gran lunga più sofisticati, come le piattaforme per gestire la raccolta e l’elaborazione degli sms, i social media, il crowdsourcing (progetto realizzato da un insieme di persone non definito) e il crowdmapping (mappatura interattiva via internet). Questi strumenti sono venuti alla ribalta per la prima volta in Kenya per localizzare le violenze che si sono scatenate in seguito alle controverse elezioni del 2007. In seguito, nel 2010, in occasione del terremoto a Haiti, sono stati utilizzati per affrontare la crisi umanitaria. Più recentemente, le TIC hanno avuto un ruolo di rilievo durante la primavera araba, in particolare a supporto dell’attivismo per i diritti umani e nel monitoraggio delle elezioni in Egitto e Tunisia.

In che modo le TIC possono fare la differenza nel prevenire un conflitto o ristabilire la pace?

Ci sono sempre molteplici fattori che portano alla guerra o alla pace. Possono essere di natura politica, economica, culturale o etnica, per nominarne alcuni. Non sarebbe intellettualmente onesto affermare una causalità diretta tra l’uso di TIC e la prevenzione o la risoluzione di un conflitto. È vero però che le persone che combattono per la libertà e per i diritti umani, gli operatori umanitari e i mediatori hanno la possibilità di svolgere il proprio lavoro in modo più efficace grazie alle tecnologie digitali perché queste permettono di condividere informazioni vitali in tempo reale con soggetti chiave come decisori, vittime, popolazioni colpite, mezzi di informazione internazionali e così via.

Sulla condivisione rapida e allargata di informazioni via web si basano le piattaforme di crowdsourcing e crowdmapping come Ushaidi (testimone in swahili). Qual è la loro funzione in una situazioni di crisi?

In breve, queste piattaforme permettono a chiunque sia connesso a internet o disponga di un telefono cellulare di comunicare la propria posizione, i bisogni sul campo e coordinare gli interventi di risposta.

In che modo le TIC possono rappresentare un rischio per la pace?

I fomentatori di guerre hanno sempre usato le TIC, e in primo luogo i media tradizionali. La vera novità è che oggi anche chi lavora per prevenire, mediare e gestire un conflitto, ristabilire e mantenere la pace e portare soccorso dispone di una vasta gamma di strumenti tecnologici, diventati più facilmente accessibili a un costo relativamente basso. Tra le possibili minacce, dopo il cyber-crimine e il cyber-terrorismo, ci sono una guerra tra nazioni e la militarizzazione del cyberspazio, in cui potremmo perdere la libertà di accesso e di utilizzo. Per prevenire tale pericolo, c’è bisogno di promuovere dialogo e accordi internazionali.

Il 16 maggio presiederà il dibattito di alto livello del WSIS dedicato alle TIC per la ricostruzione post-conflitto. Quali saranno i principali punti di discussione?

L’utilità delle TIC nella promozione della pace e la ricostruzione, affermata durante il WSIS di Tunisi, è stata testata solo qualche anno dopo, quando un gruppo di cittadini tunisini si sono uniti per rovesciare il governo e protestare contro la mancanza di opportunità economiche e sociali. Le TIC, e sin particolar modo i social media, hanno giocato un importante ruolo nel coordinamento della rivoluzione, nella relativamente pacifica transizione e nel monitoraggio delle elezioni. La Tunisia è uno dei casi, sempre più numerosi, in cui le TIC assumono un ruolo determinante nella ricostruzione post-rivoluzione e post-conflitto. Il programma di partnership internazionale promosso dalla Banca Mondiale infoDev, insieme alla ICT for Peace Foundation e con finanziamenti dell’agenzia inglese per lo sviluppo DfID, ha commissionato una serie di casi studio che analizzano il contributo delle TIC in paesi che si trovano in diverse fasi del processo di ricostruzione: Afghanistan, Liberia, Ruanda, Sri Lanka, Timor Est e Tunisia. Il panel di esperti, basandosi in parte su queste ricerche, discuterà di come i decisori e il settore privato dovrebbero dare priorità all’utilizzo delle TIC in situazioni post-belliche e approfondirà come questi strumenti possano migliorare la fornitura di servizi e la costruzione della nazione (nation building). Si potrà così comprendere meglio il ruolo dell’informazione nello sviluppo post-conflitto e nella promozione della coesione sociale.

Daniela Bandelli